Rubrica BS Italia

BRANWELL BRONTË E LA MORTE DELLA SORELLA MARIA, articolo a cura di Maddalena De Leo

Branwell

Il carattere debole e instabile di Branwell Brontë si formò in lui nella prima infanzia quando, dopo la scomparsa precoce della madre, quello che era già un bambino molto sensibile dovè assistere anche alla morte della sorella maggiore Maria, che nella famiglia aveva assunto subito il ruolo alternativo di figura materna. Era stata lei infatti a insegnare alle sorelline e al fratello giochi e letture, spesso conducendoli e tenendoli tutti per mano a passeggio in brughiera: era lei che li metteva a letto di sera o li teneva in braccio facendo loro da seconda mamma anche nell’elargire quell’affetto che i cinque orfani non riuscivano a percepire nell’austera zia Elizabeth Branwell che, comunque, viveva nella canonica insieme a loro.

Quando a soli dodici anni Maria morì nel maggio 1825, dopo il frettoloso ritorno dalla scuola di Cowan Bridge, Branwell non aveva ancora otto anni ma il ricordo dello strazio per la morte di questa sorella maggiore, seguito purtroppo anche da quella di Elizabeth, la secondogenita del reverendo Patrick, furono per lui un colpo mortale dal quale non si riprese mai e che condizionò in modo negativo tutta la sua vita. Si può addirittura congetturare che quello che fu il suo progressivo fallimento, dovuto quasi sempre ad una mancanza di autostima, e l’incapacità di portare a termine qualunque incarico intrapreso, furono consequenziali a questo trauma emotivo sperimentato nel primo decennio di vita.

Se Charlotte in età adulta consegnò alla posterità quella sorella maggiore così amata ritraendola magistralmente nella sfortunata Helen Burns, Branwell non fu da meno, in quanto ogni suo scritto in versi o in prosa di quegli anni adolescenziali ma anche di quelli successivi, fu sempre pervaso dal tema della morte di Maria. La sorella perduta fu infatti il prototipo di tutte le belle e delicate eroine create per il ciclo di Angria, ma soprattutto il giovane Brontë non si saziò mai di ricreare nei suoi versi il momento del funerale di Maria, traducendo così a parole un dolore a lungo represso e mai superato. Da adulto anche a voce raccontò spesso agli amici di avvertire, ancora a distanza di tanto tempo, la sensazione delle braccia di Maria strette intorno a lui.

Nel 1837, ben dodici anni dopo il luttuoso avvenimento, Branwell Brontë scrisse due poesie intitolate ‘Caroline’ che, anche se inserite in un episodio di Angria, inconfutabilmente si riferiscono alla tragedia familiare dell’estate 1825 e ai sentimenti provati al tempo dal giovane autore. Ecco alcuni fra i versi più toccanti della seconda e lunghissima ‘Caroline’ che, in maniera retroattiva, restituiscono in modo immediato ciò che dovè provare il Branwell bambino:

Ah, well I recollect that hour                        Ah, ben ricordo quell’ora

Was it that bell – that funeral bell,             Era quella la campana- la campana del funerale

Sullenly sounding on the wind?                   Che suonava cupa nel vento?

Was it that melancholy knell                       Era quello il rintocco malinconico

Which first to sorrow woke my mind?      Che per primo allertò la mia mente al dolore?

 

Dopo alcuni versi la poesia si intinge di ricordi infantili:

There lay she then, as now she lies –         Giaceva lì allora, così come ora –

For not a limb has moved since then –      Perchè da quel momento non ha mosso un                                                                                        muscolo- 

In dreamless slumber closed, those eyes   Chiusi in un sonno senza sogni, quegli  occhi

That never more might wake again,          Che più non si svegliano.

She lay, as I had seen her lie                         Giace, come l’avevo vista

On many a happy night before,                  Come in passato in tante altre notti felici,

When I was humbly kneeling by –             Quando accanto a lei m’inginocchiavo umile-   

When she was teaching to adore:              Quando m’insegnava ad amare:

Oh, just as when by her I prayed,              Oh, proprio come quando pregavo accanto a lei,

And she to heaven sent up my prayer,      E lei inviava al cielo la mia preghiera,

She lay with flowers about her head –      Giaceva con i fiori in testa –

 

E ancora dopo, rivela un dolore ancora vivo anche nel tempo presente:

Long years have never worn away            I lunghi anni non hanno portato via

The unnatural strangeness of that day,    L’innaturale stranezza di quella giornata,

When I beheld – upon the plate                 Quando scorsi sul piatto

Of grim death’s mockery of state –            La grande beffa della truce morte –

That well-known word, that long-loved name, Quella parola ben nota, quel nome da sempre                                                                                                           amato  

Now but remembered like the dream       Ora solo ricordato come il sogno

Of half-forgotten hymns divine,                 Degli inni divini quasi dimenticati,

My sister’s name – my Caroline!                Il nome di mia sorella – la mia Caroline! (1)                                                                                                                                                              

Il destino purtroppo si era già da allora accanito sullo sfortunato Branwell: non riuscendo mai a riprendersi dalla perdita degli affetti più cari, il fratello delle Brontë sprecò la propria vita e l’innato talento avviandosi inesorabilmente sin da quel momento iniziale su un percorso buio senza ritorno.

                                                                                                                             Maddalena De Leo

(1) The Poems of Charlotte and Patrick Branwell Brontë, curato da Wise&Symington, Shakespeare Head Brontë, 1934

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