Dalla finestra

Una gita a Scarborough, sulle tracce di Anne Brontë

La scorsa estate le nostre ricerche bronteane ci hanno condotto anche nel nord dello Yorkshire, ben oltre le brughiere battute dal vento intorno a Haworth. In un’improbabile pomeriggio di sole accecante e caldo, con zaino in spalla e occhiali da sole sul naso, insieme a Patrizio, fidanzato bronteano e amico prezioso, siamo arrivate nella località turistica costiera più famosa dello Yorkshire: Scarborough. In questo posto abbiamo vissuto una vera e propria avventura, che se vorrete leggere, vi raccontiamo. 40

La nostra meta era ovviamente la tomba di Anne Brontë, l’unico membro della famiglia a non essere sepolto ad Haworth. Infatti, quando Anne si ammalò di tubercolosi, decise di partire per il litorale costiero con Charlotte e Ellen Nussey, nella speranza che il cambio climatico sortisse effetti benefici sulle sue condizioni fisiche. Era la fine di maggio, 1849: purtroppo il piano non funzionò, e Anne morì a Scarborough, in un ricovero, pronunciando le ultime parole che tutti conosciamo: “Take courage, Charlotte”, “fatti coraggio!”.

Fu sepolta nel cimitero della chiesa di Saint Mary, su una collinetta scoscesa dalla quale si spalanca una vista pacifica e allo stesso tempo sorprendente della baia: non la vegliano i corvi che gracchiano dagli alberi, ma i gabbiani che volano alti nel cielo, non c’è l’ odore familiare di terra umida, ma il vento, lì, odora di salsedine. Il cimitero nel quale riposa è tranquillo, anche se di tanto in tanto qualcuno si aggira tra le tombe, in cerca di un nome, e si ferma a porgere un saluto su quella vecchia e usurata lapide, dove ormai di leggibile è rimasto ben poco. 59

È stato eozionante poter restare in silenzio e sistemare un mazzolino di erica sulla sua tomba. Qualche giorno prima, ad Haworth, la nostra amica Glynis (che vi abbiamo presentato QUI) ci ha raccontato che ogni volta che va a Scarborough porta qualcosa da Haworth, una foglia, un sassolino, qualcosa da lasciare sulla tomba di Anne, e ci ha chiesto, visto che ci stavamo per recare proprio lì, di portare un piccolo dono da parte sua in segno di saluto. L’idea ci è piaciuta tantissimo, e così durante una passeggiata nella brughiera, prima di partire alla volta della costa, abbiamo raccolto un mazzetto di erica in fiore. Un pezzetto di casa per Anne, che riposa tranquilla su una collina sul mare.

52E la nostra avventura? Non sarà mica tutto qui? No. Per via di uno spiacevolissimo inconveniente con Booking.com, che ha condizionato e in parte rovinato il nostro viaggio, ci siamo ritrovati a trascorrere il nostro soggiorno a Scarborough in un posto diverso da quello che avevamo prenotato con mesi di anticipo, e dopo un’esperienza sgradevolissima al Park Lane Hotel e mille peripezie siamo stati indirizzati al Grand Scarborough Hotel. Si tratta di una struttura alberghiera del 1867, e ai tempi della sua inaugurazione, era l’hotel più grande d’Europa. Questo hotel gigantesco si staglia desolato sulla South Bay, e nonostante poco più avanti le luci dei casinò e dei locali illuminino freneticamente la scena, contribuisce a rendere il paesaggio malinconico, fatiscente, nel ricordo ormai lontano di una grandezza perduta. Il nostro soggiorno a Scarborough è stato tutt’altro che piacevole: abbiamo perso una notte di sonno e due giorni di vacanza, nonostante il personale disponibilissimo, la nostra stanza al Grand Scarborough era davvero terribile, insomma nulla sembrava andare per il verso giusto… Ma il giorno della nostra partenza, uscendo dall’edificio, abbiamo notato una targa sul muro che recita così: “Il 28 maggio 1849 Anne Brontë morì in un’abitazione che si trovava in questo sito”.

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Proprio così: prima della costruzione del Grand Scarborough Hotel, quello era il luogo in cui aveva alloggiato Anne nelle sue ultime ore di vita. Senza minimamente programmarlo e senza saperlo, stanche e assonnate, ci trovavamo ancora una volta, inconsapevolmente, sulle tracce di queste sorelle a noi tanto care.
Anche stavolta, grazie a questo blog, abbiamo fatto tesoro di lezioni importanti: che bisogna avere dei buoni compagni di viaggio per godersi un’avventura; che bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno, perché anche da una brutta avventura può nascere qualcosa di sorprendente; e che i segni di un percorso, se si guarda bene, sono ovunque: bisogna solo iniziare il cammino!

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