L'ospite del giorno- interviste

L’Ospite del Giorno: Sarah Laycock dal Brontë Parsonage Museum

Durante il nostro secondo viaggio ad Haworth abbiamo incontrato persone estremamente gentili e disponibili. Tra queste c’è Sara Laycock, una bellissima giovane donna dagli occhi azzurri che ci ha guidato nel Brontё Treasure Tour al Parsonage Museum. Con grande passione e professionalità, Sarah ci ha mostrato alcuni incredibili tesori: lettere, manoscritti, disegni e oggetti personali appartenuti ai Brontё. Essere così vicini a questa famiglia per noi tanto speciale è stata un’esperienza indimenticabile e abbiamo imparato molto dalla nostra guida. Siamo state davvero felici quando ha accettato di rilasciare un’intervista per il blog, dandoci così l’opportunità di condividere con voi lettori l’esperienza personale di una professionista direttamente coinvolta nell’affascinante mondo Brontёano. Non perdetevi questo interessantissimo articolo.

Grazie ancora Sarah!
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– Che lavoro fai?

Sono responsabile delle Collezioni e della Biblioteca al Brontë Parsonage Museum.

– Quando è stata la prima volta che hai “incontrato” la famiglia Brontë, e chi è il tuo membro preferito? Perché?

Sono cresciuta ad Haworth, quindi sono sempre stata circondata dall’eredità della famiglia Brontë. A scuola ho iniziato a leggere i loro romanzi e mi sentivo orgogliosa di “appartenere” agli stessi luoghi a cui erano stati legati i Brontë. Il mio membro preferito della famiglia è Patrick Branwell, per via del suo talento sprecato e della tragica vita che ha condotto. Quanto sarebbe stato fiero se avesse saputo che il suo Pillar Portrait oggi è esposto alla National Portrait Gallery di Londra! Ma ci sono molte altre ragioni per cui Branwell è il mio preferito, potrei parlarne per ore e ore…

– Da quanto lavori al Parsonage? Qual è la stanza che preferisci, e perché?

Lavoro al Parsonage da 8 anni. La mia stanza preferita è la camera da letto del signor Brontë: sebbene il letto sia una riproduzione, quella stanza conserva ancora una certa atmosfera di inquietudine. Altra cosa importante sono le finestre della casa, o meglio, la vista sulle quali si affacciano: i visitatori del museo non possono guardare fuori perché durante il giorno le tende sono sempre tirate giù. Ma prima dell’apertura al pubblico mi piace sbirciare fuori e vedere proprio quello che vedevano i Brontë ai loro tempi. 

– Tra i tanti, c’è qualche tesoro Brontëano che ami particolarmente mostrare al pubblico?

Questa sì che è una domanda difficile! Il tesoro brontëano che amo di più in assoluto è il foglio che conserva gli autografi dei “Bell”. Si tratta dell’unica testimonianza esistente di tutti e tre gli autografi insieme. Un tale che aveva acquistato una delle due copie vendute della raccolta di Poesie delle sorelle, cacciatore di autografi e uomo di grande intelligenza chiaramente, aveva espressamente richiesto gli autografi degli autori, e così le tre sorelle firmarono questo foglio con i loro pseudonimi Currer, Ellis e Acton Bell. Conserviamo ancora anche l’involucro della busta in cui fu spedito tutto. Un altro tesoro brontëano che amo molto è il primo foglio di diario di Emily e Anne, del 24 novembre 1834, quello in cui Emily, in modo commovente, predice quella che sarà la vita dei fratelli nel 1874: “in quell’anno/ io avrò 57 anni, Anne ne avrà 55, Branwell ne avrà 58 e Charlotte 59. Con la speranza di stare tutti bene a quel tempo, chiudiamo qui questa lettera.” A volte è difficile leggere queste righe ad alta voce, e in un paio di occasioni mi è capitato, con grande imbarazzo, di balbettare con un nodo in gola davanti ai visitatori. Tra i tesori della collezione, molti oggetti e articoli sono davvero commoventi, e questo è senza dubbio uno di quelli. Mi piace anche mostrare lo sketch fatto a penna di Branwell, chiamato The Parody (La Parodia). È oscuro e cupo, ma di grande impatto sui visitatori. Così come lo sono i libricini in miniatura, favolosi da mostrare, lasciano sempre a bocca aperta. E ancora, la prima edizione di Cime Tempestose, il pettine bruciacchiato di Emily (quello che si suppone tenesse in mano nell’ora della sua morte e che cadde nel camino acceso), l’ultima lettera di Anne, e la famosa lettera di Charlotte riguardo lo “spaventoso incubo”. Quest’ultima è una delle lettere più tristi che Charlotte abbia mai scritto, e sfido chiunque a leggerla senza commuoversi. Basta osservare la calligrafia per intuire il suo stato d’animo quando la scrisse. Ci sono anche alcuni scarabocchi interessanti sul retro di alcuni disegni, difficili da esporre al pubblico, e così li mostriamo ai visitatori durante le sessioni private. Mi sento più vicina ai Brontë quando tengo le loro cose personali tra le mani; il portafoglio in cuoio, malconcio (e vuoto), di Branwell, gli occhiali di Charlotte, il suo arricciacapelli e i gioielli; l’inchiostro ormai secco nella sua scatola dei colori e la matita, dalla punta affilatissima, esattamente così come era l’ultima volta che l’ha usata. Questi oggetti mi fanno sentire vicina a lei, e fortunata ad avere il mio lavoro.

– Come vi occupate della Collezione Brontëana e come preservate i tesori e gli articoli della collezione durante i tour per i visitatori?

Tutti gli articoli della collezione che non sono esposti nelle sale del museo sono tenuti in una stanza molto sicura, monitorata anche per regolarizzare i livelli di temperatura e umidità. Usiamo prodotti privi di acidi, dai sostegni alle cartelle, dalle scatole ai fazzoletti. Noi membri dello staff indossiamo sempre dei guanti quando dobbiamo maneggiare gli articoli della collezione. Ogni anno ruotiamo gli articoli, dividendoli tra quelli da esporre al pubblico nelle stanze del museo, e quelli da mostrare nei tour privati, in modo che i visitatori non vedano sempre le stesse cose. Per fortuna possediamo la più ampia collezione di materiale Brontëano al mondo, perciò ogni volta può capitare di vedere una cosa diversa. I visitatori non possono toccare nulla, noi stessi riceviamo una formazione professionale per poter fare questo mestiere senza danneggiare gli articoli che trattiamo. Un’altra precauzione che prendiamo è quella di non esporre gli oggetti a una luce eccessiva, questo è il motivo per cui durante il giorno ci sono le tende sempre abbassate nel museo.

1 settembre 2015

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